31 dicembre 2012

Iniziamo a riciclare: torta di Pandoro, pere, uvetta e pinoli

Vi faccio i miei auguri veloci, la cucina mi aspetta, questa sera festeggeremo da ma l'inizio dell'anno.

Io vi auguro un nuovo anno pieno di gioia e cose belle, di calore famigliare, di novità felici e di serenità.







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Mezzo pandoro
2 pere abate
50 g di pinoli
3 cucchiai di zucchero semolato
3 cucchiai di uvetta passa
2 bicchieri di latte 
2 uova
zucchero a velo qb

Strappate in tanti piccoli pezzettini il pandoro e mettetelo in una capiente ciotola con il latte, aiutandovi con un cucchiaio create una pappetta, se necessario aggiungete altro latte.
Unitevi le uova, incorporatele bene ed infine aggiungete lo zucchero, le pere a tocchetti, i pinoli e l'uvetta precedentemente messe a bagno in un po' di acqua calda.
Versate il composto in una tortiera ricoperta di carta di forno e cuocete per 20 minuti a 180°, spolverizzare con zucchero a velo prima di servire.











12 dicembre 2012

Polpette con salsiccia e castagne





Ed oggi polpette...

Uniche.. lasciano sfogo alla fantasia, ma non solo, permettono di riciclare in cucina qualsiasi cosa: verdure lesse, bolliti, petti di pollo arrosto asciutti.

Non amo friggere, anche se il fritto è buono, ma le polpette, secondo me, devono essere fritte.
Si è vero che si possono fare anche al pomodoro, e non sapete quanto sono buone quelle di mia zia, ma fritte sono speciali...

Vi lascio la ricetta, così poi corro a lavoro.. 





250g di castagne bollite e sbucciate (buon divertimento)
200 g di tritata da sugo
300 g di pasta di salsiccia
2 uova
2 fette di pane bagnate nel latte
pan grattato
olio q.b. 


Dopo aver cotto e spellato le castagne, lavoro lungo e noioso, tritatele aiutandovi con il mixer o se volete, come ho fatto io, con un coltello.
Sbattete un uovo con sale e pepe, aggiungeteci la carne tritata, ho scelto quella da sugo perchè è più gustosa infatti quei pezzettini di grasso  rendono la polpetta meno asciutta, e la pasta di salsiccia; se il vostro macellaio di fiducia non la vende, la potete recuperare eliminando il budello dalla stessa.
Impastate bene, aggiungete il pane, che precedentemente avevate bagnato con il latte e create delle polpette.
Per le dimensioni a casa mia c'è una lotta tra me e mio marito infinita, lui le vuole o piccole piccole (ci va troppo tempo, ma cocciuto ogni tanto se le fa lui) o grosse e piatte, che effettivamente cuociono prima ma le trovo così bruttine, io, come vedete dalla foto, le adoro belle rotonde, girandole spesso si cuociono bene anche loro.

Passate le polpette nell'uovo e nel pangrattato così da creare una bella impanatura, friggete in olio caldo, ma non fumante.

Se volete potete aggiungerci del Grana Padano e una patata bollita, risulteranno ancora più morbide e gustose.





8 dicembre 2012

Da Bigazzi: Le costine De' Medici





Questa volta non ho cucinato io, e non è neanche mia la ricetta, ma devo ringraziare, prima di tutto, mio papà, il cuoco e Bigazzi, si proprio lui, per la ricetta.
Ormai mio papà è un'appassionato della trasmissione "Amici miei...bischeri" in onda su Alice Tv, lo capisco, anche a me piace tanto, si parla di cucina vera, quella di una volta, quella povera ma gustosa.
Bigazzi ci regala mille segreti della cucina italiana, anche se segreti non ce ne sono, perchè quello che per noi sembra una super novità per le nostre nonne era normalità.
Io sono un'ambasciatrice della cucina tradizionele, dei prodotti di qualità, ogni tanto ci provo ad utilizzare ingredienti particolari, ma rimango sempre un po' delusa.
La qualità degli  ingredienti in questa ricetta è fondamentale, se non volete discostarvi dalla tradizione,  la carne del maiale so che ormai è impossibile trovarla di selvatico, ma se avete questa fortuna, sappiate che è quella che ci vuole.







per 3 persone

600g costine di maiale
300g prugne 
50g albicocche secche
succo di prugna ricavato dalla cottura delle prugne nel vino 
un rametto di rosmarino
2 spicchi di aglio
1 bicchiere di vino bianco secco per sfumare
1l di vino bianco per far cuocere le prugne
Sale e Pepe



Questa è una ricetta tradizionale del Rinascimento, infatti non vi compaiono, ad esempio,  pomodoro e patate, che approdarono in Italia solo dopo la scoperta dell'America (1492).
La frutta utilizzata è essiccata, questo perché l'essiccazione era un metodo utilizzatissimo  per conservare i cibi, in quel periodo.

Prima di tutto cuocete le prugne secche, snocciolate, nel vino bianco aggiungendo un po' di sale e pepe.
Dovete farle cuocere fino a quando non diventeranno una crema.
Tagliate l'aglio a pezzetti grossi, fatelo soffriggere in abbondante olio e di qualità con un rametto di rosmarino; quando l'aglio inizia a colorarsi aggiungeteci le costine, salate e pepate.
Piccola parentesi sull'olio; molte volte sento dire che per la cottura anche un olio di bassa qualità va bene, la scusa è sempre questa "intanto il gusto non si sente", io non sono di quest'idea, e nella puntata di Alice, Bigazzi ha ben spiegato perché la qualità è il primo criterio di scelta dell'olio: se non fosse tale, fumerebbe subito e dorerebbe troppo presto le carni senza cuocerle bene, poiché sale di temperatura troppo in fretta.
Fate indorare e imbiondire le costine.
Tagliate a pezzetti le albicocche secche, mi raccomando cercate quelle italiane che sono le migliori perché non sono cariche di chimica come quelle turche o californiane.
Adesso tagliate anche le ultime prugne che vi sono rimaste, sfumate con il bicchiere di vino le costine.
Versate il giulebbe (prugne e vino) sulle costine, aggiungete le prugne e le albicocche che precedentemente avevate tagliato a pezzi, levate il rametto del rosmarino.
Fate cuocere fino a quando non si è ristretto il sugo circa 30 minuti.



Tegame Domo antiaderente

29 novembre 2012

Coniglio al Civet di mio nonno Paolo







Sono le 4.45, con occhi spalancati guardo lo schermo del pc troppo illuminato.
E' stata una nottata terribile, Viola non ha dormito nulla, le ha avute tutte: tosse, male alla pancia, naso colante, poi le scappava la pipì... e poi...voleva venire nel lettone, e poi ... voleva il cane, poi poi poi non ho dormito una mazza.

Non so se adesso ho le capacità e la forza di parlarvi di questo coniglio, cucinato alla maniera tipica Piemontese. Ci provo. 

Questa ricetta è di mio nonno, a casa era lui l'addetto del coniglio al civet.
Mi ricordo quando preparava i profumi, e inseriva i chiodi di garofano nella cipolla, la nonna, sarta provetta, invece, ogni tanto cucina un piccolo sacchetto e preferiva inserirli tutti li, così poi era più facile, a fine cottura, levarli.

Come vi ho già detto, questa ricetta è tipica Piemontese, preferibilmente si mangia d'inverso accompagnata da una bella polenta concia, ma anche in estate in montagna non è male.

Accorgimenti: vi ricordo che  ha una preparazione lunga, infatti il coniglio deve marinare per una notte nel vino rosso.





1 coniglio di cascina

1 bottiglia di buon vino
1 carota
2 coste di sedano bianco
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
2 foglie di alloro
1 rametto di rosmarino
1 cucchiaio di farina 00
brodo vegetale q.b.
burro
una grattata di noce moscata
4 bacche di ginepro
4 chiodi di garofano
sale e pepe nero




Lavate il coniglio e tagliatelo a pezzi, mantenendo intero il fegato, asciugatelo con della carta assorbente.
Pulite tutte le verdure e tagliatele a pezzi, tranne la cipolla, che utilizzeremo intera. 
Nella cipolla inserite i chiodi di garofano, così sarà più facile non perderli durante la marinazione, ma soprattutto a cottura ultimata quando dovrete eliminarli.
Tutto il resto tagliatelo a tocchetti.  
In un grande contenitore mettete  il coniglio, compreso il fegato,  le verdure, i gusti, le droghe,  e coprire con tutto il vino lasciandolo a riposo per una notte. 
Prelevate i pezzi di carne, asciugateli e infarinatele.
In un tegame, fateli rosolare con un pezzo di burro, girandoli di tanto in tanto. Aggiungete il vino di infusione con le verdure, gli odori, e la cipolla.
C'è chi nella cottura non usa rimettere le verdure, io non farei questo errore se fossi in voi,  perché si utilizzano successivamente  per preparare la crema.
Fate cuocere per 2 ore, adagio, controllando che non manchi il vino, se così fosse aggiungete del brodo vegetale ( io uso quello preparato con il mio dado). Solo verso fine cottura unite il fegato. 
Quando il coniglio sarà cotto, dovrete prelevare tutti i pezzi compreso il fegato. Con il frullatore ad immersione frullate tutte le verdure e  il fondo di cottura, ricordandovi di eliminare le bacche di ginepro e i chiodi di garofano (cipolla). 
Il fegato io non lo frullo mai, neanche il mio nonno lo faceva, perché quella era (è) il mio boccone preferito.
Rimettere nella casseruola i pezzi di coniglio e il civet (l'intingolo) e servite caldo con una buona polenta.






Per questa ricetta ho utilizzato la pentola Domo enjoy Cooking linea terraccota

27 novembre 2012

Pollo cotto al sale con rosmarino e aglio

Ormai è Natale ovunque da più di una settimana.
Viola freme, ogni giorno chiede di fare l'albero, ma non solo, sta già aspettando anche la Befana.
Non sono d'accordo, quest'anno hanno esagerato, e sicuramente il prossimo anno sarà anche peggio.
Nei centri commerciali c'è già la musica natalizia che accompagna i nostri acquisti, alberi, palline e statuine riempiono le vetrine.

A casa mia non si transige, l'8 è il giorno degli addobbi. Solo qualche giorno prima sono concesse la realizzazione dei biscotti per decorare l'albero e alcune prove tecniche in cucina.

E voi cosa ne pensate di queste operazioni commerciali su vasta scala?
Non è che di questo passo ci troveremo a tagliare il panettone sotto l'ombrellone ad Agosto?


Ritornando alla ricetta, oggi ho scelto un particolare metodo di cottura del pollo: quello in forno al sale; infatti, un po' perché in vista delle luculliane mangiate natalizie, un po' perché mio marito, a giorni alterni, è a dieta e dice che mangia solo proteine ho dovuto correre ai ripari e sperimentare nuove strade per rendere meno noioso un piatto come il pollo (bollito, al forno, grigliato.. sempre pollo è... ).









2 kg di sale grosso 
un galletto intero
rosmarino due rametti
3 spicchi di aglio
1 albume

Tritate l'aglio e il rosmarino, montate l'albume a neve ferma e mescolate il tutto con il sale grosso.
Accendete il forno a 200°
In una pirofila capiente versatevi una parte di sale, in modo da creare un letto dove andrete ad adagiarvi il pollo, copritelo con l'altro sale e cuocete per 50 minuti.


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13 novembre 2012

Castagnaccio alla toscana






Il castagnaccio è un piatto tipico autunnale visto il suo ingrediente principale che è la farina di castagne.
Nel preparare la ricetta è importante comprare una buona farina di castagne, dolce di natura, perché nella preparazione di questo dolce non c'è zucchero e lievito.
Su internet ho trovato ricette che consigliavano l'aggiunta di questi due ingredienti, se preparate quello toscano ricordatevi che sono banditi, poi se volete dare spazio alla fantasia aggiungente tutto quello che volete...
Il castagnaccio è diffuso anche in regioni come il Veneto, il Piemonte, la Lombardia.
In Toscana, questo dolce, viene anche chiamato baldino o pattona, la sua storia è legato alla città di Siena.
Sinceramente non è essendo toscana, non so nulla della storia e delle origini, ma su internet ho trovato qualche informazione che vi rigiro.

Il castagnaccio nasce inizialmente, come la maggior parte delle ricette tradizionali, come pietanza per i poveri contadini ottenuta appunto dalla castagna, molto diffusa nelle campagne. Certo è che questo dolce affondi le sue origini in un passato davvero remoto: basti pensare che già nel ‘500 era molto conosciuto e apprezzato tanto che un padre agostiniano lo cita in un suo scritto. In ogni caso, sembra che l’ideatore del castagnaccio sia stato proprio il toscano Pilade da Lucca che viene citato nel «Commentario delle più notabili et mostruose cose d’Italia et altri luoghi » scritto da Ortensio Orlando e pubblicato a Venezia nel 1553. Fu però a partire dall’800 che i toscani esportarono il castagnaccio nel resto d’Italia e fu sempre nell’800 che venne arricchito con uvetta, pinoli e rosmarino.











 375 gr. di farina di castagne,

 450 ml d'acqua, 
3 manciate di uvetta
 1 bustina da 35 g di pinoli
 rosmarino
4 cucchiai di Olio extravergine d'oliva 

sale



Mettete in ammollo in una tazza di acqua calda l'uvetta.
In una ciotola, mescolate la farina setacciata, con il sale e l'acqua a filo, utilizzandouna frusta in modo da creare un'impasto liquido senza grumi. Lasciate riposare il tutto per mezz'ora. Per la cottura, utilizzate una teglia bassa, perchè il castagnaccio non deve essere alto.

Colate il composto nella teglia, che precedentemente avrete unto, e aggiungetevi sopra i pinoli, rosmarino, uvetta strizzata, e l'olio.
Se voelte, potete utilizzar l'olio aromatizzato al rosmarino,  preparandolo facendo scaldare l'olio con il rosmarino.
Infornate per 30 minuti in forno a 200°.









Piatti, tovaglietta e posate di Wald

1 novembre 2012

La tecnica di cuocere il pesce sotto sale



Mio marito mi ha sfidata, mi ha detto che cucino poco pesce perché forse non sono capace.
Dir la verità mi è innaturale cucinarlo, oggi che c'è solo 1°, ancora di più.
A casa mia non abbiamo mai mangiato tanto pesce, un male lo so, il massimo che si mangiavano erano le trote che si andavano a pescare.
Quindi, forse, devo dare ragione a mio marito, non adoro cucinare il pesce, ma con questo non vuol dire che non sia capace. Giusto?
Se non voglio sbagliare lo cucino sotto sale, una tecnica antichissima, perfetta per chi è a dieta, ma non di quelle iposodiche.
La regola importantissima è che il pesce deve essere freschissimo; infatti il  sotto sale crea una sorta di sottovuoto in cui il profumo del pesce e degli aromi rimangono all’interno. 
Come tipi di pesci potete  utilizzare quelli di taglia grossa a polpa bianca come l'orata, la spigola, il sarago, il branzino.
Incominciate a lavate il pesce, eliminate le viscere  ma non squamatelo.
Accendete il forno a 220° / 250°, e su una teglia, mettete del sale grosso, poi il pesce e altro sale, fino  a coprire per bene il tutto. 
Questo metodo è raccomandato se usate il sale integrale già umido di per se; altrimenti se usate il sale grosso raffinato potete o inumidirlo con dell'acqua o amalgamarlo con un albume montato a neve. (1 kg : 1 albume).
Per la cotture, io di solito calcolo 25/30 minuti per kilo di pesce, naturalmente non poterlo vedere non aiuta, ma c'è chi dice che un trucco per sapere se il pesce è cotto è quello di controllare se l'occhio è diventato bianco, quindi lasciatelo scoperto.
Il sale potete utilizzarlo puro o profumarlo con qualche spezia, io per il branzino della foto ho utilizzato del mirto; se volete, potete imbottire il pesce con il odori e lasciare il sale al naturale.
A voi la scelta.


29 ottobre 2012

La mia zuppa di pesce per riprenderci dal Salone del Gusto




Come avrete letto ovunque, oggi si è conclusa la nuova edizione del Salone del Gusto.
Un viaggio unico tra le varie regioni dell'Italia e gli stati del mondo.
Ho assaggiato, visto, annusato e toccato cibi, frutti e non solo, che non avevo mai visto, sapori a me sconosciuti hanno inebriato la mia giornata di ieri.
Un'esperienza unica, un giorno non basta, ne servono almeno due per mangiare tutto quello che tutti i paesi del mondo propongono.
Ho fatto compere, poche per i miei gusti, infatti tra due anni sarò più organizzata: prima di tutto, carrellino della spesa, eh si... la prossima volta non mi frega nessuno....scarpe comode....pancia vuota da almeno due giorni (essenziale) e andare in settimana. La domenica non fa per me, troppa gente, e poco tempo per chiedere informazioni e ricette, comprare qualcosa senza saperlo poi utilizzare nel miglior modo e corretto, per me, è sbagliato.
Ho trovato la farina blu del Messico, quando la macinano la lavorano con la cannella e lo zucchero, infatti è perfetta per preparare dolci. (ne parlerò più avanti quando la utilizzerò)
Comunque, naturalmente, dopo la super giornata mangereccia di ieri, oggi ho deciso di cucinare un piatto leggere, ma gustoso, perchè,  a casa mia, anche quando c'è il periodo di dieta, nulla è buttato al caso, e cerco sempre di preparare piatti che sazino le mie voglie senza rendere triste la tavola.



 Per sei persone:

2 kg di pesce da zuppa 
(scorfano, triglie, gamberi, seppie, totani, moscardini, cozze e vongole)
 10 pomodori  rossi maturi
3 teste di aglio
1 cipolla rossa
peperoncino (a scelta)
2 bustine di zafferano
vino bianco q.b.
sale, pepe
olio extravergine d’oliva

Prima di tutto dobbiamo occuparci della pulizia del pesce,  facciamo spurgare le vongole per alcune ore in acqua salata, poi laviamole molto bene,e  levate la barba alle cozze (i fili).
Se il vostro pescivendolo non ve li ha già puliti, eliminate le interiore dei pesci, tagliate via la testa, ma senza buttarla, e squamateli.
Se troppo grandi, dividerli in pezzi o in tranci. 
Staccate anche le teste ai gamberi, anche queste non buttatele perchè ci serviranno per la preparazione del brodo. Pulire i calamari e tagliarli a pezzi, stessa cosa per le seppia, i moscardini lasciateli interi.
Per preparare il brodo, dovete mettere in una casseruola capiente la cipolla a pezzi, un pomodoro tagliato a pezzetti, e l’aglio.
Unite tutte le teste dei pesci, dei gamberi, lo zafferano, 1 cucchiaino di sale e qualche grano di pepe e fate cuocere, per un ora,  in 2 litri di acqua e un bicchiere di vino.
A fine cottura, colate il brodo in modo da eliminare le teste.
Adesso prepariamo la zuppa:  in un’altra casseruola, fate rosolare 2 spicchi d’aglio con due cucchiai di buon olio. Per prima bisogna far cuocere i calamari, moscardini e totani per una decina di minuti, bagnandoli con del vino bianco, facendolo evaporare.
Tagliate i pomodori a dadini e uniteli al pesce,  salate e pepate, lasciate cuocere per 10 minuti.
Aggiungete i pesci nella pentola, mescolate delicatamente e fate cuocere per altri dieci minuti.
Per ultimo unite il brodo caldo preparato precedentemente e cuocete ancora per 15 minuti, senza girare troppo altremente i pesci si rompono tutti, aggiungete i molluschi e i gamberi.
Assaggiate e  regolare di sale e pepe.
Servire la zuppa calda, sarebbe perfetto servirli con del pane tostato (come da foto) ma visto la giornata light, io mi sono "accontentata" solo della zuppetta.








25 ottobre 2012

Una torta margherita vestita a festa.



Questa torta me l'ha ispirata Jamie Oliver, l'ho vista nella copertina del suo Magazine di qualche mese fa, bella,  alta e coloratissima... ho comprato il giornale per quella foto.
Testa dura come sono, però, mi sono rifiutata di farcire la torta con la crema al burro, mi fa star male l'idea di farla mangiare alla mia piccola, si cerca di fare attenzione all'alimentazione dei bambini e degli adulti e poi, in giro, vedi solo torte Americanizzare.
Io quella pasticceria là, la lascio agli altri, a casa mia preparo altro. 
Infatti questa non è altro che una torta margherita farcita con frutti di bosco e crema di ricotta.
Non vi posto neanche la ricetta della torta,  perchè tutti hanno la propria ricetta, io la uso sempre, e poi basta che cambio quell'ingrediente e.... ecco fatto... ptrasformata in qualcosa di diverso e particolare.
Quindi recuperate la vostra ricetta, se proprio non ce l'avete vi consiglio anche quella dei sette vasetti e  dopo aver preparato la torta, fatela raffreddare per due ore, tagliatela a metà e farcitela con della crema di ricotta preparata con 500g di ricotta, 3 cucchiai di zucchero di semola e un'albume.
Viola ha deciso che i frutti di bosco dovevamo metterli sia dentro che sopra la torta, e ha deciso proprio bene.

Una torta semplice, veloce ma buonissima.
Adesso vado a stirare, che tormento.

22 ottobre 2012

Melinda: una ricetta per l'Emilia, la classica torta di mele in versione rustica




"Melinda per l'Emilia" è un'iniziativa di raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia che coinvolgerà tutti: soci produttori, dipendenti, Clienti del Consorzio, consumatori ed altri operatori del settore ortofrutticolo. 





Il progetto partito a giugno, prosegue ora con una serie di iniziative che coinvolgeranno tutte le componenti del mondo Melinda. Tra queste trova uno spazio importante il mondo web e in particolare i Social Media.
Dal 10 settembre al 31 ottobre 2012, il Consorzio Melinda coinvolgerà gli utenti Facebook, le food blogger e le numerose community di cucina con specifiche attività interattive, mirate ad incrementare il contributo destinato al popolo emiliano. 
Preso dal sito Melinda
Se non hai un blog, ma vuoi aiutare l'Emilia, clikka "mi piace" sulla pagina di Melinda, il consorzio devolverà 1 euro per ogni clik!!!!


Ed ecco la mia ricetta, ho scelto un dolce, il classico in versione rustica: una bella torta di mele con farina di polenta, la classica torta che sa di casa, di calore, di famiglia e di buono
La mia seconda ricetta  la troverete sulla pagina Facebook di Melinda,  andate a curiosare, provatela e fatemi sapere.








Per preparare questa torta, ho utilizzato la tortiera da gas che usavo da piccolina.









                                                         200 g di zucchero di canna
                                                              200 g di farina bianca
                                                   100 g di farina di mais (per polenta)
                                                                  3 uova fresche
1 bustina di lievito
    4 mele renette Melinda
1 bicchiere di latte

Come sempre, prima di tutto accendete il forno a 180°, imburrate la teglia.
Per questa torta ho utilizzato la pentola da gas che utilizzavo da piccina, se anche voi ne possedete una, utilizzatela per la cottura della torta, ma ricordatevi di farla cuocere sempre a fuoco minimo e per almeno 45/50 minuti; viceverca per la cottura in forno normale bastano 35/40 minuti.
Montate l'albume a neve ferma, in un'altro contenitore lavorate i tuorli con lo zucchero.
Unite al composto il latte e successivamente un po' alla volta le farine con il lievito.
Pulite le mele e tagliatele a fette, se non volte farle annerire lasciatele a bagno con dell'acqua e limone, unite anch'esse all'impasto, e per ultimi,  senza smontarli, aggiungete gli albumi.
Colate nello stampo e cuocete nel forno o sul gas.


Vi ricordo il progetto della Melinda: per ogni vostro clik sulla loro pagina di Facebook verà donato un euro all'Emilia!!!










Porcellane Wald

14 ottobre 2012

Pane alle castagne, pinoli e rosmarino





Lentamente muore 
chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marcia,chi non rischia e cambia colore dei vestiti,chi non parla a chi non conosce.Muore lentamente chi evita una passione,chi preferisce il nero su biancoe i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi,quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,quelle che fanno battere il cuoredavanti all'errore e ai sentimenti.Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,chi e' infelice sul lavoro,chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,chi non si permettealmeno una volta nella vitadi fuggire ai consigli sensati.Lentamente muore chi non viaggia,chi non legge,chi non ascolta musica,chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna odella pioggia incessante.Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicita'.












21 cucchiai di farina Manitoba
6 cucchiai di farina di castagne
100 g di lievito madre secco
500 ml di acqua tiepida
un cucchiaio raso di sale
250 g di pinoli
150g di casta bollite
rosmarino




Dopo un'attimo di follia, ho ucciso il mio lievito madre.
Solo ieri che ho panificato dopo tanti mesi, mi sono resa conto del disastro che ho combinato; quindi per questa volta ho utilizzato del lievito naturale secco, sperando che qualcuno mi regali un pezzettino del suo oro per ricominciare a divertirmi con i lievitati.

Ho utilizzato la planetaria per preparare questa preparazione.
Prima di tutto ho miscelato le due farine e il lievito,successivamente, ho aggiunto l'acqua e prima che l'impasto l'assorbisse tutta, ho aggiunto il sale.
Per ultimi ho aggiunto i pinoli, le castagne e il rosmarino che precedentemente avevo tritato con il mio Turbo Chef di Tupperware.
I tempi di lievitazione,dipendono molto dalla temperatura che avete in casa, da me c'erano circa  20°;  la pasta per raddoppiare il suo volume ci ha impiegato 3 ore circa.
Infine l'ho cucinato in forno caldo a 200° per 45 minuti.





4 ottobre 2012

Benvenuto autunno: torta di noci, castagne, pinoli e mele



Sono sicura, riuscirò a ritrovare il tempo per dedicarmi al mio piccolo spazio.







Finalmente un attimo....


Sapete perché ho ripreso a cucinare e soprattutto perché mi è tornata la voglia di condividere con voi le ricette? 
Perché da qualche mese (in linguaggio tecnico: dalla settimana 30) ho conosciuto meglio il mondo Tupperware.
Invece di ospitare sempre riunioni a casa mia, ho deciso di aggiudicarmi il borsotto e, perché no, provare a vendere. Ho colto l' opportunità che Tupperware da a tutti.
Finalmente potevo, anzi, posso, condividere la mia passione per la cucina con chiunque.
In media, una, due volte alla settimana, vado a casa di persone che mi ospitano, a preparare le mie ricette con i prodotti Tupperware, un sogno diventato realtà, e ci guadagno anche....  :-)


Questa è la mia torta di mele che ho preparato di recente utilizzando i utensili Tupperware, naturalmente tutto è sostituibile, ma perchè farlo se accorciano veramente i tempi di preparazione e aiutano chi è una frana in cucina?






4 mele renette (io ho utilizzato quelle ruggine piemontesi)
4 cucchiai di pinoli
20 gherigli di noci
200 g di castagne bollite (potete prenderle già cotte sotto vuoto)
300 g di farina con lievito
200 g di zucchero
3 uova fresche
latte
2 cucchiai di zucchero di canna
burro qb





Come potete notare dagli ingredienti, non ho aggiunto nè il burro nè l'olio, perché grazie  alla consistenza sia delle mele e sia dell'albume montato a neve ferma, riuscirete ad ottenere una torta ugualmente molto umida.

Prima di tutto tritiamo le noci, i pinoli e le castagne. Io per quest'operazione ho utilizzato il Turbo Chef, in poco tempo ho sminuzzato grossolanamente tutta la frutta secca. 
Successivamente, ho diviso il tuorlo dall'albume e quest'ultimo l'ho montato a neve ferma con lo Speedy Chef.
Accendete il forno a 180° e, mi raccomando, utilizzate la griglia e non la placca da forno per cucinare.
In una ciotola mescolate la farina, lo zucchero e la frutta secca, aggiungete i tuorli e il latte fino ad ottenere una consistenza semi solida, circa 1 bicchiere.
Senza smontarli, aiutandovi con una spatola, aggiungete gli albumi montati, il movimento da fare è sempre quello " dal basso verso l'alto".
Sbucciate le mele e tagliatele a rondelle, le utilizzeremo sia per il decoro che per l'impasto. 
Imburrate lo stampo e zuccheratelo con i due cucchiai di zucchero di canna; dopo questa operazione capovolgete sempre la tortiera, in modo da far cadere l'eccesso.
Come tortiera io ho utilizzato l'Ultra Pro; adagiate alcune fette di mela e colateci sopra l'impasto che avete precedentemente preparato, inseritegli, spingendole all'interno dell'impasto stesso, le fette di mela rimanenti e infornate per 40 minuti.