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14 ottobre 2012

Pane alle castagne, pinoli e rosmarino





Lentamente muore 
chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marcia,chi non rischia e cambia colore dei vestiti,chi non parla a chi non conosce.Muore lentamente chi evita una passione,chi preferisce il nero su biancoe i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi,quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,quelle che fanno battere il cuoredavanti all'errore e ai sentimenti.Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,chi e' infelice sul lavoro,chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,chi non si permettealmeno una volta nella vitadi fuggire ai consigli sensati.Lentamente muore chi non viaggia,chi non legge,chi non ascolta musica,chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna odella pioggia incessante.Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicita'.












21 cucchiai di farina Manitoba
6 cucchiai di farina di castagne
100 g di lievito madre secco
500 ml di acqua tiepida
un cucchiaio raso di sale
250 g di pinoli
150g di casta bollite
rosmarino




Dopo un'attimo di follia, ho ucciso il mio lievito madre.
Solo ieri che ho panificato dopo tanti mesi, mi sono resa conto del disastro che ho combinato; quindi per questa volta ho utilizzato del lievito naturale secco, sperando che qualcuno mi regali un pezzettino del suo oro per ricominciare a divertirmi con i lievitati.

Ho utilizzato la planetaria per preparare questa preparazione.
Prima di tutto ho miscelato le due farine e il lievito,successivamente, ho aggiunto l'acqua e prima che l'impasto l'assorbisse tutta, ho aggiunto il sale.
Per ultimi ho aggiunto i pinoli, le castagne e il rosmarino che precedentemente avevo tritato con il mio Turbo Chef di Tupperware.
I tempi di lievitazione,dipendono molto dalla temperatura che avete in casa, da me c'erano circa  20°;  la pasta per raddoppiare il suo volume ci ha impiegato 3 ore circa.
Infine l'ho cucinato in forno caldo a 200° per 45 minuti.





28 aprile 2012

Muffin alle mele e cannella



Un giorno di sole, delle mele e un libro di ricette americano...
Pochi semplici ingredienti per una mattinata perfetta, io, Viola e Jack...


Un po' di mattine fa, io e la mia piccola, abbiamo preparato i Muffin mela e cannella.
Sinceramente non erano buoni, ma strepitosi!!
La ricetta l'ho recuperata daun libro americano, che mi è stato regalato da poco.
Dopo averli preparati ci siamo divertite a scattare delle foto nel prato..guardate un po'... 


















125g di burro a temperatura ambiente (nel libro diceva margarina)
125 g di zucchero di canna
125 g di farina autolievitante
1/2 cucchiaino di vaniglia
1/2 cucchiaino di cannella 
2 mele
2 uova

10 pirottini colorati

Lavorate il burro con lo zucchero, fino ad ottenere una crema, vi consiglio vivamente di usare le fruste elettriche .
Continuando a lavorare il tutto elettricamente, aggiungete le uova, la vaniglia e la cannella.
Quando avrete ottenuto una bella crema chiara unite la farina.
Le mele vi consiglio di tagliarle a pezzetti piccolini, ma se preferite potete anche tagliarle a fettine aiutandovi con la mandolina.
Riempite i pirottini per i 2/3 altrimenti poi usciranno tutti.
Se sono le prime volte che cucinate i Muffin, riempiteli anche meno, onde evitare fuoriuscite in forno.
Infornate per 10 minuti a 175°.

Per i pirottini vi consiglio quelli antiaderenti, sono stupendi.
Io li ho comprati in un sito Americano, ma non vi preoccupate sono quelli che ho messo in palio nel GiveAWEY CHE SCADE DOMANI!









22 ottobre 2011

Mais rosso di Banchette ex Pignoletto Rosso

Oggi vi parlo di una farina che è tipica della mia zona, tutte le informazioni le ho prese dal sito del Pignoletto Rosso, ho deciso di parlarvene perchè tra poco ci sarà la Sagra e visto che vi tartasserò di foto mi sembrava corretto farvi prima conoscere il prodotto..




Il PignolettoRosso di Banchette è un'antica varietà di mais, recuperata grazie al prezioso lavoro di un gruppo di agricoltori appassionati, supportati dall'Amministrazione comunale di Banchette, Provincia di Torino, che ha fornito un determinante apporto, e dalla Confagricoltura di Torino.




Quand a fiorisso ijbrignèt
La melia antël sorghèt
(quando fioriscono i pruni, è ora di seminare il granoturco)
Sëmnèmed mars, sëmnème d avril
Fin ch'a fassa càudmii peuss pa vnì
(seminatemi in marzo, seminatemi in aprile, fino a quando non faccia caldo, io non posso nascere)
La meliaa dis:
tirte an là, sorella, che mi i ven-o bela
(il mais dice: fatti in là, sorella, che io vengo bella – bisogna seminare rado)
La melia a dis:dëscausme cit, arcausme granda
(il mais dice: scalzami quando sono piccolo, rincalzami quando sono grande)
Pàuta ‘d maggspi d'agost
Storia
Nel Canavese, come in tutto il resto del Nord Italia ove la polenta era alimento della dieta giornaliera, sino agli anni cinquanta, era consuetudine da parte dei contadini seminare grandi superfici di mais per uso zootecnico e riservare una parcella del campo migliore dell'azienda per la semina della meliga per la polenta. La meliga per la polenta era il frutto di selezioni durate decenni, effettuate direttamente dai contadini allo scopo di ottenere un mais dalle qualità organolettiche eccellenti senza curarsi dell'aspetto produttivo, a differenza di quello ad uso zootecnico che doveva e deve tuttora soprattutto essere una varietà molto produttiva. Selezionarono l'Ottofile, Pignoletto, Ostenga il Marano e la Quarantina. Negli anni Sessanta e Settanta, la tradizione di consumare polenta era andata progressivamente perdendosi e, di pari passo, si era persa l'abitudine di
seminare i mais tradizionali per la polenta. Si era anche perso il “gusto” della polenta tradizionale soppiantata da polente preparate con le varie farine industriali (bramate, semolate, ecc.) dai tempi di cottura più brevi e di più facile reperimento ma dalle caratteristiche organolettiche piuttosto anonime.
A cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, si è iniziato un paziente lavoro di ricerca degli ultimi contadini che ancora seminavano le varietà di meliga nostrana per polenta e, solo grazie all'intraprendenza di imprenditori appassionati, si è potuto salvare l'Ottofile l'Ostenga e la Pignoletto che erano veramente sull'orlo dell'estinzione.
Visto il progetto il Comune di Banchette ha accolto favorevolmente l'iniziativa e ha messo a disposizione dei cerealicoltori un fondo agricolo della superficie di circa 4 ettari la Provincia di Torino ha messo a disposizione i mezzi per la bonifica del terreno e la consulenza tecnico scientifica ,abbiamo poi anche avuto l'apporto dell'unione agricoltori di Torino che ha messo a disposizione i suoi tecnici. Visto tutte le premesse nella primavera del 2005 siamo riusciti a partire con il progetto che rispetto alle premesse iniziali si è ampliato diventando un laboratorio di sperimentazione non solo per il mais “Pignoletto Rosso” ma anche per altre iniziative come quella portata avanti sui cavoli e sui sovesci, il tutto eseguito rigorosamente con metodi biologici. Questo prodotto oggi fa parte degli antichi mais piemontesi e del paniere dei prodotti tipici della provincia di Torino




Metodo di coltura
Il pignoletto è coltivato a Banchette su una superficie di 4 ettari in un'area circondata da boschi, questo è fondamentale per evitare l'impollinazione con altri mais ibridi, sul terreno sono praticate rotazioni culturali e sovesci ( culture che non sono raccolte ma interrate per apportare sostanza organica al terreno) la semina del pignoletto è eseguita nel mese d'aprile con densità di seme molto bassa in modo di avere piante sane e robuste. Dopo circa 3 settimane dalla semina è effettuata una prima sarchiatura per estirpare le prime infestanti e a cadenza di 10 giorni altre due, vengono poi ancora fatte operazioni manuali contro le infestanti prima della rincalzatura finale.
La raccolta del pignoletto non è eseguita con trebbiatrici, (questo per poter garantire alta qualità al prodotto) ma è eseguita nel modo seguente:
a) Il pignoletto viene raccolto da macchine spannocchiatici che raccolgono la pannocchia intera e tramite rulli di gomma staccano le foglie che ricoprono la pannocchia stessa, in questa fase le parti della pannocchia non sane vengono tolte dai rulli di gomma ( le parti non sane si staccano facilmente dal tutolo) e il tutto finisce in un cassone.
b) La seconda fase della raccolta prevede la cernita del prodotto, le pannocchie raccolte sono depositate su un rimorchio e a sua volta scaricate molto lentamente su di un nastro trasportatore con il fondo grigliato in modo da permettere ai chicchi che si sono staccati nella raccolta di essere scartati (parti non sane della pannocchia) nello stesso tempo avviene la cernita manuale che prevede lo scarto di quelle pannocchie che risultano visivamente non idonee e allo stesso tempo la selezione delle pannocchie da seme. Facendo mazzi e messi ad essiccare naturalmente.
c) Il nastro trasportatore porta il pignolettoin una macchina sgranatrice (macchina che era usata negli anni 50 ) che sgrana il prodotto e lo porta su un rimorchio, questa fase è molto importante perché bisogna fare in modo che durante la sgranatura non vengano rotti i chicchi questo per non avere attacchi di muffe al prodotto( le microtossine) in questa fase il prodotta ha circa il 25% di umidità
d) Altra fase importantissima per la qualità del prodotto e l'essiccazione. Il prodotto va essiccato immediatamente (sempre per evitare il formarsi di muffe) noi eseguiamo l'essiccazione statica in modo da evitare rotture di chicchi e con caldaia a metano per non inquinare il prodotto, l'essiccazione viene eseguita a bassa temperatura in modo da non alterare gli aromi del prodotto.
e) Finita l'essiccazione che dura circa 12 ore il prodotto viene pulito tramite filtri e aspiratori in modo che il prodotto immagazzinato non vada a contatto con impurità.
f) Finita la pulitura, il prodotto viene portato al mulino che prima di passarlo alla macina esegue una ulteriore pulitura (molto accurata) in modo che alla macina vada un prodotto di alta qualità. La macinatura è eseguita con mulino a pietra.La pietra naturale in un solo passaggio il prodotto da chicco diventa farina, senza avere alterazioni di calore. I mulini moderni riescono a fare la farina più uniforme che quella macinata a pietra naturale, questo per effetto di passaggi, di forti setacciature. Però qualitativamente il prodotto è inferiore perché perde. Più un prodotto lo separiamo, e più a livello di gusti e di profumi ne risente, ne perde. Invece a pietra naturale tutto questo non avviene. La pietra se è ben martellata fa un quintale e mezzo, circa 150 kg l'ora di farina. Mentre oggi ci sono mulini che riescono a fare anche 1000 q l'ora. Questo la dice lunga sul discorso che facevamo prima, sulla temperatura e sulla delicatezza dell'intervento. La farina quando esce da questi grossi impianti per la forte accelerazione di velocità e quantità è calda. A parte i rulli che macinano queste farine, che raggiungono 80-90°. Addirittura grossi impianti mettono il raffreddamento ad acqua dentro i rulli.
g) Dopo questa fase il prodotto viene impacchettato in confezioni di cellofan in modo che non prenda umidità

http://www.pignolettorosso.it/



ASSOCIAZIONE
PIGNOLETTO ROSSO

Piazza G. Faletti 7/4 10010 Banchette
TEL. 3472250435 – 3455764761

Tutte le informazioni sono state prese da www.pignolettorosso.it